“ Ma la tua eterna estate mai svanirà,
né perderai la bellezza ch’ora hai,
né la morte di averti si vanterà
quando in questi versi eterni crescerai.
Finché uomo respira o con occhio vedrà,
fin lì vive Poesia che vita a te dà.”
W. Shakespeare
Bitisia Gozzadini fu la prima donna a salire in cattedra nello Studio bolognese, con il termine “Studio” facciamo riferimento all’Ateneo bolognese in epoca medievale, ella nacque infatti nel 1209. Lo storico del XVI secolo Cherubino Ghirardacci ritrae Bitisia con queste parole:
“ Non mai volle piegar l’animo suo di adoprar l’ago per cucire, e sempre andò vestita da maschio. Si addottorò con grandissimo fausto di tutta la città di Bologna.”
Di nobili natali, frequentò le scuole pubbliche di Diritto e Filosofia, durante il corso degli studi si vestì sempre da maschio, probabilmente per non attirare critiche e pregiudizi, in quanto donna, all’epoca costituiva un’assoluta eccezione nel mondo accademico.
I suoi professori la definirono “Mostro mirabile dello studio “, ella si laureò a pieni voti nel 1237 e cominciò a insegnare a casa sua. Di mirabile bravura, ebbe un numero sempre maggiore di studenti tanto che il vescovo Enrico della Fratta le assegnò una cattedra come lettore pubblico dello Studio; durante la sua carriera Bitisia scrisse due testi di diritto romano e la sua fama valicò i confini cittadini.
Nel 1241 in occasione dei funerali del vescovo Della Fratta le fu chiesto di recitare l’Ordinario davanti a tutta la cittadinanza ed ella, che era nubile, si presentò vestita come una vedova per rendere omaggio all’uomo che aveva creduto in lei offrendole una cattedra.
Purtroppo morì pochi anni dopo a causa del crollo di una casa durante un’esondazione del fiume Idice.
La storia di Bitisia viene riportata in un testo del 1722 di Antonio Machiavelli intitolato “Bitisia Gozzadina scu de Mulierum doctoratu Apologetica Legalis-Historica Dissertatio”, si presume vista la presenza di alcuni documenti di dubbia autenticità che la sua vita sia stata romanzata per creare un precedente storico per favorire la carriera accademica delle donne nel secolo dei Lumi.
Ora facciamo un salto di quasi tre secoli per conoscere la storia della prima scultrice europea: Properzia de’ Rossi.
La sua vita è avvolta nel mistero, infatti non si conosce con precisione la sua data di nascita che viene stimata intorno al 1490 né chi fosse la sua famiglia d’origine.
Si presume che il suo maestro d’arte sia stato l’incisore bolognese Marcantonio Raimondi ma sono poche le tracce documentali sulla scultrice.
Curiosamente sono arrivate fino a noi le carte inerenti due casi giudiziari: il primo datato 1520 dove Properzia viene accusata di avere tagliato le piante di un vicino di casa con l’aiuto di un complice; il secondo nel 1525 quando ella viene accusata di avere aggredito il pittore Vincenzo Miola insieme a un suo collega, Domenico Francia, l’accusatore non venne ritenuto attendibile, si trattava dell’artista Amico Aspertini.
Giorgio Vasari nel suo testo “ Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori" critica fortemente Aspertini ritenendo che avesse volutamente ostacolato Properzia proprio nel momento in cui la sua carriera d’artista era giunta all’apice.
La scultrice, infatti, era riuscita a farsi ammettere alla fabbriceria di San Petronio dove lavoravano i migliori artisti dell’epoca presenti a Bologna tra i quali Alfonso Lombardi, Nicolò Tribolo e lo stesso Aspertini.
Morì nel 1530, anno memorabile per la nostra città in quanto Bologna venne scelta per l’incoronazione di Carlo V, imperatore e re di Spagna. Si narra che papa Clemente VII subito dopo il cerimoniale di investitura espresse il desiderio di conoscere Properzia, la scultrice di grande fama, purtroppo l’artista era deceduta pochi giorni prima a causa della peste.
Alcune opere di questa grande artista possono essere ammirate tutt’oggi nella nostra città, tra queste ricordiamo: una formella rappresentante la castità di Giuseppe e un bassorilievo in cui la moglie di Putifarre accusa Giuseppe di averla insidiata ( quest’ultimo non di sicura attribuzione) conservate nel museo di San Petronio.
L’opera più interessante e curiosa di Properzia, conservata al museo civico medievale, è un manufatto di oreficeria realizzato nel 1520; parliamo dello stemma della famiglia Grassi composto da un’aquila bicefala a due dimensioni in filigrana d’argento, si tratta di un grande gioiello, misura infatti 23 centimetri per 40 ed è spesso 2 centimetri. E’ munito di un gancio per poter essere appeso e quindi ammirato da ogni lato poiché è costituito da undici noccioli di pesca con al centro una croce di bosso, incastonati a giorno in mezzo a spire d’argento.
Ciò che rende unico e straordinario questo gioiello è il fatto che i noccioli di pesca sono intagliati con la tecnica a cammeo e rappresentano undici santi da un lato e altrettante sante dall’altro.
Due donne che nel corso del tempo hanno donato conoscenza e bellezza alla nostra città.
Bibliografia:
-101 storie su Bologna che non ti hanno mai raccontato di Margherita Bianchini
(Newton Compton Editori)
-101 cose da fare a Bologna almeno una volta nella vita di Margherita Bianchini
(Newton Compton Editori)
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