“C’è una cosa che deve contenere la fotografia, l’umanità del momento”
Robert Frank
“Le fotografie possono raggiungere l’eternità attraverso il momento”
Henri Cartier Bresson
“La fotografia non mostra la realtà, mostra l’idea che se ne ha”
Neil Leifer
Nelle memorie della mia infanzia c’è un ricordo nitido e bellissimo legato a mia nonna: il momento dedicato alle fotografie.
Alcuni pomeriggi mentre sorseggiavamo un tè caldo mi era permesso di sfogliare insieme a lei gli album fotografici di famiglia gelosamente custoditi in un armadio in camera da letto, riposti in alto dove i bambini non potevano arrivare, un bene prezioso da proteggere.
Quelle fotografie rappresentavano la storia della nostra famiglia, ogni ritratto portava con sé un racconto misterioso e bellissimo.
I ritratti di familiari e amici sconosciuti conducevano a bellissimi racconti, a nuove scoperte, nell’istante dello scatto fotografico i volti si cristallizzano in un’immagine permanente.
Da allora il mondo della fotografia mi ha sempre affascinata con le sue suggestioni, con la sua magia, la sensazione che rimane è quella che la fotografia porti con sé un senso, un significato che va oltre l’immagine espressa.
Il saggista Roland Barthes nel testo La camera chiara afferma:
“Un giorno, molto tempo fa, mi capitò sottomano una fotografia dell’ultimo fratello di Napoleone, Girolamo (1852). In quel momento, con uno stupore che da allora mi dura con la stessa intensità, mi dissi: ”Sto vedendo gli occhi che hanno visto l’Imperatore “. A volte mi capitava di parlare di quello stupore…”
E ancora riguardo la ricerca di una foto che rappresentasse davvero sua madre poco dopo la sua avvenuta scomparsa:
“Così solo nell’appartamento nel quale era morta da poco, io andavo guardando alla luce della lampada, una per una, quelle fotografie di mia madre, risalendo poco a poco il tempo con lei, cercando la verità del volto che avevo amato. E finalmente la scoprii. Era una fotografia molto vecchia. Cartonata, smangiata negli angoli, d’un color seppia smorto, mostrava soltanto due bambini in piedi, insieme, all’estremità di un ponticello di legno, in un giardino d’inverno col tetto a vetri.
Mia madre aveva allora (1898) cinque anni, suo fratello sette…Osservai la bambina e finalmente ritrovai mia madre. La luminosità del suo viso, la posizione ingenua delle sue mani, il posto che lei aveva docilmente occupato senza esibirsi e senza nascondersi, la sua espressione infine, che la distingueva, come il Bene dal Male, dalla bambina isterica, dalla smorfiosetta che gioca all’adulta: tutto ciò formava l’immagine d’una innocenza assoluta (se si vuole accettare questa parola nella lettera della sua etimologia, e cioè nel significato di “io non so nuocere”) e aveva trasformato la posa fotografica in quel paradosso insostenibile che lei aveva sostenuto per tutta la vita: l’affermazione di una dolcezza.”
Lo scrittore Leonardo Sciascia definiva la fotografia verità momentanea, “verità che contraddice altre verità di altri momenti” inoltre affermava
“Per la fotografia, in assoluto, io credo valga una definizione che Paul Valéry diede alla danza:” l’istante genera la forma, e la forma genera l’istante”.
La mia definizione preferita sul mondo della fotografia appartiene al fotografo francese Henri Cartier Bresson
“Fotografare è allineare occhio, mente e cuore”.
A Bologna presso la sede del museo Civico Archeologico dal 1° ottobre 2026 al 28 febbraio 2027 è possibile visitare la mostra
ELLIOTT ERWITT L'ARTE DI OSSERVARE
Un viaggio inedito nell’universo intimo di uno dei più grandi fotografi del Novecento.
https://www.museibologna.it/archeologico/
https://www.museibologna.it/archeologico/schede/elliott-erwitt-l-arte-di-osservare-5835/
Bibliografia:
-Sulla fotografia di Leonardo Sciascia (MIMESIS)
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