Ricordi di un lontano Natale

Anche quest'anno la Redazione di YouBOS vi invita ai raccontare e condividere un ricordo legato al Natale.

Ricordatelo con un vostro racconto, con un vostro disegno o con una vostra poesia .....

 

L’Albero di Natale

Mi ricordo che qualche giorno prima di Natale con mio papà andavamo nei boschi a raccogliere i rametti secchi; li portavamo a casa, li lavava e li pitturava di verde. Poi chiedeva a mia mamma una tazza, ci metteva un po’ di colla per poter attaccare i rametti e faceva una specie di alberello: grandi in fondo e sottili in alto. La sera prima io e mio fratello, di nascosto, ci alzavamo da letto e vedevamo che i genitori ci mettevano i mandarini, l’arancio e le castagne secche. Quelli erano gli addobbi del nostro alberino, perché mio papà era molto ingegnoso e sapeva fare molte cose...e gli piaceva molto. Ricordo che avevo 6 anni, nel 1941, e mia madre ( le faceva tutto, tutto..mio padre era un po’ più intellettuale)mi fece un vestito di velluto blu, da mettere per Natale,  e mi ricordo ancora la foto che ho fatto con i calzettini bianchi e un fiocco bianco in testa. Non lo chiamavamo Albero di Natale, ma era un segno di Festa per quel periodo. Dato che mio padre leggeva molto aveva scoperto che, indietro nel tempo, si festeggiava in questa maniera. Il Presepe non l’ho mai visto in casa mia, l’ho fatto io quando avevo una certa età..perchè era una cosa che mi piaceva. Prendevo 2 cavalletti con sopra una tavola, con la tenda verde intorno e il pizzo in fondo. Mi ricordo che avevo dei personaggi...un po’ tristi, così miseri, brutti e non pitturati bene, “scalcagnati”. Adesso, invece, sono belli!!
Ora faccio solo l’albero, perché adesso non potrei fare il Presepe: a me piace grande!! Quelli piccolini sono belli, ma io preferisco quelli grandi con le luci dentro. Adesso, infatti, sono andata a prendere su il sacco dalla cantina: ho un albero grande così, poi metto le luci nella terrazza… mi piace sempre illuminata.
 

Vera 

Il Natale è una grande festa in tutto il mondo:

dove si festeggia la nascita di Gesù Bambino. Per me ha anche un caro significato: il 17 dicembre del 1968, è nato mio figlio Alessandro. Quindi nella mia famiglia abbiamo festeggiato con più calore e buoni sentimenti.

Ricordo che quando ero bambina, in casa si faceva il presepe: lo faceva mia sorella, che era molto più grande di me, ogni anno faceva in modo di renderlo più bello che mai. Ricordo che a quel tempo non c’erano i pastorelli belli come ora; mia sorella usava uno specchio per fare il lago dove il pescatore, assorto nei suoi pensieri, aspettava che i pesciolini abboccassero all’amo. c’era la portatrice d’acqua, le pecorelle ed il dormiente.

Poi, aspettando la Befana, aggiungeva i tre Re Magi che con tutto rispetto venivano a portare i loro doni a Gesù Bambino.

Quando i miei bimbi erano piccolini e credevano a Babbo Natale, aspettavano i regali che avrebbe portato e al mattino, quando aprivano i vari pacchi colorati, facevano salti di gioia.

Annamaria di Fortemente

Aspettando il Natale

Io e mio fratello aspettavamo con ansia il Natale.

IL nostro albero aveva i rami decorati con ciambelline preparate da mia madre, qualche mandarino, sacchettini di arachidi e, per la neve, fiocchi di cotone idrofilo. C’era anche il Presepio con la capanna di cartone, alcune statuine vecchie e rovinate. Non erano tante cose, ma per noi bambini tutto era magico e aspettavamo con tanta gioia il Natale!

Poi una sera la grande sorpresa! Non arrivò Babbo Natale, ma il fratello di mia madre con una scatola colorata piena di bellissime statuine per il Presepe, caramelle, biscotti e alcune raviole; mi ricordo una grande gioia.

La magia di quei momenti riesco a riviverli ancora ogni anno quando le stesse statuine sono utilizzate da mia figlia per il suo Presepe.

Elena di Fortemente

L’ALBERO DI NATALE

Quando ero piccola andavo a raccogliere il muschio nel campo, poi facevamo il presepe ai piedi dell’albero. L’abete lo compravamo, se era possibile perché i soldi c’erano...ma li teneva il mio papà e li amministrava lui. Allora l’albero grande era fuori dalla casa dove abitavo, che non è più nostra, e si chiamava “FIENILDICANNA” perché anticamente lì c’era una stalla, ma fatta tutta di canne..e perciò aveva quel nome. Mio fratello era quello che amministrava le luci, le metteva tutte intorno anche alla porta di casa; era lui l’elettricista, io non sapevo fare.. ma abbiamo sempre fatto tutto. Poi c’era mio nonno, che veniva a Bologna dal padrone, e portava a casa i mandarini...che a me non piacciono, mi piacciono le arance, ma i mandarino no. Mia mamma, invece, faceva i dolci. Quando è nata mia figlia Nilla, abitavo ancora a casa con i miei, abbiamo comperato un alberino che è ancora là e adesso è un bel po’ grande, ha l’età di mia figlia!! Dopo son partita con mia figlia e sono andata ad abitare nelle caserme (marito carabiniere), ma lì non volevano fare l’albero e io ho detto “Adesso che sono qui io, lo fate!” e abbiamo fatto l’albero di Natale. Infatti nella caserma dove sono stata per 21 anni, ci sono tutti gli alberi che ho comperato per fare l’albero fuori..e il presepe in casa con Nilla e Rita.

E ora lo fai l’albero di Natale?

E’ già fatto, me lo ha fatto la Nilla, perché io a stare in piedi faccio un po’ di fatica!

Desdemona di Fortemente

Il MIO NATALE

IL giorno di Natale, sotto il piatto di papà, si metteva la letterina. Noi siamo tre fratelli e le letterine erano tre. IL piatto oscillava, il brodo minacciava di strabordare, ma mio padre, con grande indifferenza teneva stretto il piatto fino all’ovazione di sorpresa finale. Allora leggeva i nostri buoni propositi e ci regalava una piccola moneta.
IL giorno di Santo Stefano si visitavano i presepi nelle chiese. Nella chiesa da Santa Lucia, di fianco al presepe, avevano allestito un palco; noi bambini ci alternavamo lì sopra per recitare la poesia di Natale e poi ricevere un sacchettino di caramelle. Un anno mi dimenticai le parole della poesia e iniziai a piangere, pensavo che non avrei ricevuto le caramelle, ma il frate mi
consolò col dolce sacchettino.
Pochi giorni prima di Natale mio padre preparava il presepe. Dalla cantina si portava su in cucina un vecchio tavolo e mio padre ci inchiodava le assi che diventavano le strade da dove scendevano i Re Magi. Dei 3 Re Magi mio padre era molto orgoglioso, li aveva comperati alla fiera di Santa Lucia ed
erano stati fatti da un valente artigiano. Noi giocavamo con tutti i pastori, facevano la lotta tra di loro e per questo finivano mutilati; allora avevamo creato l’angolo dell’ospedale dove si potevano curare e ricreare le parti mutilate. Ma i Re Magi li abbiamo sempre rispettati e io li conservo ancora integri.

Teresa di Fortemente 


NATALE COL NOSTRO DOLCE PARTICOLARE (della Tuscia)
 

Da bambina abitavamo in campagna: eravamo cinque fratelli.

Avevamo delle bestie: buoi, conigli e galline; io ero ammirata a guardare le rondini che costruivano il loro nido con il fango sotto il tetto.

IL giorno della vigilia di Natale, pensando di fare digiuno, mia mamma scaldava il forno per cuocere il pane. Intanto io giocavo con i miei fratelli.

La sera, a cena, si mangiava pasta corta condita, noci tritate, cannella, zucchero, cioccolato con pane grattugiato.

Poi ci mettevamo in cammino per andare alla Messa di mezzanotte. In chiesa c’erano molte persone.

Il giorno di Natale ci siamo alzati tardi, abbiamo detto le preghiere.

La mamma ha preparato il pranzo facendo il brodo con il cappone del nostro pollaio e con i tagliolini fatti con il mattarello.

Quel giorno anche le bestie mangiavano meglio e più abbondante perché nell’aria anche loro sentivano che Gesù era nato.

Abbiamo poi, fino a sera, giocato a tombola con i nostri vicini.

IL giorno è passato e tutto ritorna come prima.

IL Natale povero di soldi, ma ricco di tanti valori!!

Lina

foto del dolce

Un Natale trasformato negli anni.

In Piazza Maggiore scatto una foto all’albero di Natale. La città è già ricca di addobbi, le persone vanno di fretta con le loro buste ricche forse dei doni natalizi. In quel nulla di gente che non conosco, rivedo questa festività nel trascorrere del tempo. I pranzi modesti di casa mia, di quando ero bambina, a volte intercalati con quelli a casa della nonna materna; un raduno di famiglia dove ognuno contribuiva con qualcosa di commestibile. Da pancia mia fatti capanna! E dopo i giochi con i cugini, le risposte alle domande su come andavo a scuola fatti dai parenti che vedevo raramente…

Gli anni trascorrevano e la scuola, che mi aveva regalato un bel diploma, aveva lasciato il posto a un lavoro in città. Altro mondo in città, lontano dal mio paesello con le feste natalizie in famiglia. Vivevo giorni diversi fatti di nuove amicizie e abitudini. Anni belli dove la giovinezza in qualche modo attutiva i dolori quando c’erano. Poi altri anni, le assenze e i vuoti incolmabili. Il Natale come da tradizione, per molteplici motivi, era impossibile nella mia vita come in quella di tante persone. Così mi sono inventata, assieme a questa festa speciale, quella dedicata a me stessa. Inizialmente ho un poco stupito e qualcuno si è pure dispiaciuto per la scelta di starmene nella mia “casina” con un solo posto a tavola, una tovaglia di lino bianco facente parte del mio corredo, la candela rossa, i cappelletti e l’arrosto, la zuppa inglese (era migliore quella di mamma e nonna), un CD con canti natalizi e la camminata mattutina per ringraziare, al lume di altre candele, Chi mi aveva dato la capacità di essere serena nonostante! Poi è arrivata la pandemia: tutti chiusi in casa, compresa un’amica il cui marito era stato trattenuto altrove. Ci siamo scambiate sms e foto delle nostre pietanze, lei allegra per avere avuto la possibilità di non sentirsi troppo sola e io allegrissima con i miei piatti colorati e i pacchettini natalizia da aprire, con tanto di foto, alternativamente con i suoi. Dentro, pace e una serenità rinnovata. Questo mio rituale continua ancora, qualcuno mi ha copiato e, al più, ci scappa una telefonata sulle… meditazioni reciproche. 

Fosca di Fortemente

Da “Gli specchi non sono tutti uguali - Racconti di Natale” 8 dicembre 2023

QUEL NATALE...

I primi giorni di prima elementare furono molto complicati per me in fatto di profitto e disciplina, tanto che il maestro si sentì in dovere di avere un colloquio con i miei genitori ..che evidentemente risultò proficuo. Arrivarono le vacanze di Natale e, allora, usava che il maestro ci facesse scrivere la famosa “letterina di buoni propositi “ che al pranzo di Natale si metteva sotto il piatto del padre per essere da lui letta. Nella mia classe veniva dettata per tutti e, contemporaneamente, scritta alla lavagna dal maestro per una migliore precisione; lui si accorse soddisfatto che io non avevo mai guardato la lavagna, pur avendola scritta senza errori ed in ottima grafia. Il maestro fece i complimenti ai miei genitori e diventai, da allora, il suo alunno preferito e giusto con tutti

 

Gianni - Fortemente

RICORDI DI UN NATALE LONTANO

Per me il Natale rimane la più bella festa dell’anno con le sue luci, gli alberi addobbati, le sue tradizioni...se poi la notte di Natale nevicasse, la festa è al completo! IL Natale di una volta era molto diverso soprattutto uno in particolare. Io vivevo con la mia famiglia in un paesino fuori pochi chilometri da Milano ed era circondato da tanto verde. In casa c’era solo una stufa che riscaldava la stanza, mentre le camere da letto erano freddissime: la mia mamma mi scaldava il letto con la borsa dell’acqua calda.
Fare il presepio poi era bellissimo: il muschio era vero perché lo grattavo via dal muro che c’era in cortile; e avevo tante statuine che mettevo con cura nel mio Presepe.
Si andava tutti a messa a mezzanotte e, terminata la funzione, fuori dalla chiesa accendevamo un grande falò per scaldarci e tutti si cantava tenendoci per mano- che bello!!!
Proprio quel Natale, ricevetti in regalo un bellissimo libro di Pinocchio; lo guardavo con venerazione e stavo attenta a girare le pagine per non sciuparlo (ancora adesso tratto i miei libri così). La mamma, come tutti gli anni per Natale, invitava le zie a pranzo ed era bello perché c’era tanta allegria e, soprattutto, si mangiavano delle cose
buone...insomma era una vera festa. Tra i cugini, c’era una cugina piccolina un po’ capricciosa, la quale aveva
adocchiato il mio amato libro. Tutti le proponevano altri libri, altri giochi, ma non c’era verso di calmarla: lei voleva il mio libro. Io, a malincuore cedetti, perché tutti mi stavano dicendo che “...cerca di capirla, lei è piccola, non
capisce, non succederà niente al tuo libro.” Ma quando il libro fu finalmente nelle sue mani, vidi con orrore che scarabocchiava le pagine con una matita rossa e, nel girare velocemente le pagine, le rompeva. Grosse lacrime incominciarono a scendere sul mio viso, non so descrivere il dispiacere che provai; ancora adesso, se ci penso, riprovo dolore: il mio Pinocchio! Per fortuna ci pensò la Befana a ripagarmi da tanto scempio: me ne portò uno ancora più bello! Anche se in cuor mio, rimpiangevo quello che avevo
perduto.

Graziella del Gruppo Fortemente

IL PRESEPE E L’ALBERO

IL Presepe, per me, è la cosa più bella! Abbiamo ancora le statuine di tantissimi anni fa, che sono belline quelle lì. Abbiamo sempre continuato a farlo con queste statuine, che mi scoccia se vanno rotte perché sono un ricordo. Adesso non le fanno più così...adesso le fanno tutte più belle, ma...
Statuine vecchie come me! Statuine che avranno già 70-80 anni, perché ne ho già 90 io, e se sono passati i miei di anni, sono passati anche i loro. Mi è sempre piaciuto il Presepe, anche proprio farlo. Mi piace più dell’albero,
invece mia figlia fa l’albero. Però io preferisco il Presepe, mi sembra più vicino alla realtà.
Lo facciamo sempre e mio nipote Samuele, che ha quasi trentanni, se lo aspetta e, se non lo facciamo, dice: ”Be, non l’avete ancora fatto?”

 

Carla di Fortemente

Statuine Presepe